Allenatore e Bambino
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In che mani lasci tuo figlio?

Non sbagliare società, 3 cose da sapere per capire subito se stai lasciando tuo figlio in mani sicure e non corri il rischio di vederlo in lacrime fra qualche mese.


La scelta di una scuola calcio è una decisione importante che può riservarti in futuro molti dolori e non mi riferisco ai risultati sportivi. Scegliere la società giusta è impresa difficile se non hai le informazioni corrette, sbagliare è facile e non tutti i genitori hanno l’esperienza per verificare la qualità della società sportiva. Lasciare tuo figlio nelle mani sbagliate può farti correre rischi inutili,  dovrai cercare di rimediare a situazioni psicologiche o fisiche molto piacevoli. Essere stato calciatore o allenatore può certamente aiutare ma chi non ha alcuna esperienza in merito come deve comportarsi?
Il mio portale calciosicuro.com è stato progettato proprio per questo scopo, ovvero fornire tutte le informazioni a quei genitori che non hanno tempo, voglia, competenza o pazienza per informarsi su tutte le questioni del mondo del calcio giovanile.

Eppure domani dovrai prendere una decisione perché tuo figlio vuole giocare a calcio. Bene, nessun problema. Ti dico subito 3 cose da sapere per evitare di lasciare tuo figlio nelle mani “sportive” sbagliate. Per non correre il rischio di rimanere delusi, sembrare un incompetente, trovarsi un figlio in lacrime e dovere cambiare società. Alcune cose è meglio conoscerle prima e, come dice il proverbio, meglio prevenire che curare.

Come vengono costruite le squadre? Su questo aspetto la società si gioca molto della sua credibilità.

Innanzitutto devi sapere se le squadre sono composte in base all’età o alla bravura. Mi spiego meglio. La FIGC per organizzare le attività, i tornei ed i campionati del settore giovanile (5-16 anni) divide le squadre in categorie, per semplificare diciamo una categoria per biennio di età. Il problema sorge quando una società, per la stessa categoria, ha un numero sufficiente per fare due squadre. A questo punto la società come si comporta? Quale criterio utilizza per comporre le squadre? Considera l’età, le capacità, la data di iscrizione, i ruoli da coprire? Per le categorie dell’attività di base ovvero tra i 5 e i 12 anni il concetto di selezione in base alla bravura non dovrebbe essere preso in considerazione. So che tutti vogliono vincere ma gestire le squadre in questo modo è sbagliato e pericoloso.

 

Il discorso è molto semplice, se fossi il Presidente di una società creo le squadre in base all’età o le mischierei in modo da essere più equilibrate possibili. Fatte le squadre non sposterei i bambini da una squadra all’altra per creare una squadra più forte, è diseducativo e favorisce l’abbandono dei bambini. Esattamente l’opposto di ciò che vuole la FIGC.

Tu genitore devi chiederti: “Quale criterio è utilizzato per formare due squadre della stessa categoria?”

Non devi accettare il criterio del merito e della selezione prima dei 12 anni. Considera questo: se accetti la selezione precoce la prossima “vittima” potrebbe essere proprio tuo figlio che fino a ieri vinceva in una squadra ora si trova a giocare con i meno bravi e perde tutte le partite. Forse è meglio alternare sconfitte e vittorie piuttosto che vincere spesso e poi perdere sempre. La sconfitta fa parte della vita e della crescita sana di uno sportivo.

I confronti di oggi sono l’anticamera delle selezioni di domani. Le conseguenze della selezione.

I bambini sono tutti diversi ma la società deve cercare di trattare tutti allo stesso modo. E’ assolutamente da evitare il trattamento discriminatorio tra i bambini di una stessa categoria o di una stessa squadra: mi riferisco anche alla qualità dell’abbigliamento, all’uso delle attrezzature, agli spazi di allenamento ed ai tempi di gioco durante le partite. Un principio valido nello sport e nella vita civile è che le regole, quindi diritti e doveri, devono essere uguali per tutti. I bambini devono essere trattati tutti allo stesso modo, dando a tutti le stesse opportunità e attendersi lo stesso impegno. Il bambino più bravo deve essere trattato come quello meno bravo, ed il principio deve essere accettato prima dai grandi: dirigenti, allenatori e genitori.

Ti piacerebbe vedere che tuo figlio non ha le stesse opportunità degli altri bambini? Che non si può divertire quanto fanno gli altri?

Quando negli anni ’90 seguivo il corso per Istruttore di Giovani Calciatori un mio docente, l’ex calciatore Aquilino Bonfanti, grande maestro di calcio e di vita, ci consigliava di non mettere regole se non si possono fare rispettare. Io ne ho fatto tesoro e quando ho allenato ho seguito sempre questo principio. Presidenti, allenatori, dirigenti vi invito a fare altrettanto e invito ogni genitore a verificare se la società ha un codice etico o un regolamento interno per calciatori, genitori o allenatori. Leggetelo perché avere regole condivise è una buona cosa a condizione che siano regole giuste e fatte rispettare.

Andiamo sul pratico, per regolamento della FIGC tutti i bambini di alcune categorie devono giocare almeno un tempo intero su 3. Questa regola deve essere rispettata senza deroghe e senza scuse. Altro esempio classico: alcune società mettono la regola che chi salta gli allenamenti non gioca la partita. Giusta o sbagliata che sia deve essere rispettata, è una questione di serietà.

 

Genitore fai attenzione a questi episodi di incoerenza, possono essere casi isolati e sporadici oppure un modo di comportarsi preludio di situazioni più spiacevoli. Se ti capitano situazioni del genere scrivici e discutiamone insieme.  Il mio portale calciosicuro.com è a tua disposizione.

 

Tempo fa un’amica di famiglia (Antonella) (metti il nome, se puoi il cognome) mi ha confessato che una nota società della zona di Monza, dove giocava suo figlio, trattava in maniera differente le due squadra della stessa categoria. In poche parole privilegiava la squadra A rispetto alla squadra B.

Potrete leggere presto la sua testimonianza sul portale. Comunque non si aspettava certo un comportamento simile da parte della Società e non riusciva a spiegarselo; mi disse che se lo avesse saputo prima avrebbe evitato i pianti e le arrabbiature del bambino, che pur piccolo aveva capito la disparità di trattamento. A metà stagione lei ed altri genitori hanno deciso di cambiare società, con loro soddisfazione. Le società non sono tutte uguali, per fortuna; ci sono differenze ed io voglio farle emergere per migliorare il mondo del calcio giovanile.

Ultimo aspetto che tu genitore devi prendere in considerazione prima di iscrivere tuo figlio è quello di sapere quale criterio usa la società per rinnovare l’iscrizione a tuo figlio ovvero finita la stagione è garantita l’iscrizione per quella successivo? Devo esprimere subito il mio pensiero ed eliminare ogni equivoco. Pur non essendo un dovere esplicitato dalla FIGC, a mio avviso, per l’attività di base (5-12 anni) questo problema non dovrebbe proprio esistere ed una società seria, coerente con i principi della Federazione, deve, per quanto possibile, garantire l’iscrizione senza fare alcun tipo di selezione in base alle capacità. Ma le società non sono uguali ed è meglio indagare prima dell’iscrizione, altrimenti corri il rischio di avere tuo figlio fuori squadra a fine stagione, con tutti i problemi del caso: bambino in lacrime, crisi distruttiva, complessi di inferiorità, rigetto dello sport e tanto altro. Avete sentito parlare del caso di Parma? Scriverò un articolo prossimamente, nel frattempo vi consiglio di chiedere spiegazioni in merito.

Per le categorie dell’attività agonistica (12-16 anni) pur essendo spiacevole, è del tutto legittimo che la società possa fare selezione e subordinare l’iscrizione in base alle capacità, al comportamento, alla partecipazione agli allenamenti o a qualsiasi altro criterio. Tu genitore puoi solo pretendere, come spigato in precedenza, che le regole ed i criteri eventualmente dichiarati dalla società ad inizio stagione siano poi rispettati al momento della selezione. Anche in questo caso però devo dire che ci sono società che non fanno comunque selezione e cercano di fare giocare tutti privilegiando sempre e comunque l’aspetto sociale e di aggregazione del calcio.
Se anche tu sei un genitore premuroso, interessato al futuro di tuo figlio, se vuoi essere sicuro di aver scelto la società di calcio migliore per lui, e vuoi evitare le conseguenze negative di una scelta sbagliata, lasciami la tua mail ed iscriviti a calciosicuro, il primo portale di calcio per i genitori; riceverai in regalo il freebie.

allenatore

Le 3 domande da fare all’allenatore di tuo figlio.

ATTENZIONE! Se non hai fatto queste 3 domande all’allenatore di tuo figlio, hai il 35 % di probabilità in più che si verifichi un infortunio.


Per un bambino che inizia a giocare a calcio l’allenatore diventa un punto di riferimento, una persona da ascoltare, seguire e imitare. E’ sicuramente un ruolo delicato che deve essere svolto con senso di responsabilità perché condiziona nel bene e nel male aspetti della crescita di un individuo, bambino o adolescente che sia. Gli infortuni nel calcio sono all’ordine del giorno perché il tipo di gioco ha rischi inevitabili; si devono però evitare assolutamente gli infortuni causati da allenamenti sbagliati : movimenti pericolosi, eccessive ripetizioni, eccessivo impegno. Per questo motivo è importante conoscere l’allenatore e comprendere le motivazioni e gli obiettivi personali. Semplici domande possono rivelare che tipo di rischi può correre tuo figlio.

 

Ancora oggi, a distanza di molti anni, ricordo tutti gli allenatori che ho avuto da quando ho iniziato a giocare all’età di 10 anni fino alla fine della mia carriera ufficiale. Si possono dimenticare alcuni compagni di squadra, ma l’allenatore no.

Fatta questa doverosa premessa per un ruolo delicato, per il quale personalmente nutro rispetto  e riconoscenza, devo dire che non sempre gli allenatori di settore giovanile svolgono il loro compito in modo impeccabile. L’ideale, per un genitore, sarebbe poter conoscere, prima dell’iscrizione, la persona alla quale affiderà il proprio figlio. Di solito le Società organizzano un incontro ad inizio stagione per presentare gli allenatori ed i dirigenti delle varie squadre; ma è una presentazione giusto per apprendere i dati anagrafici dell’allenatore, non si dà la possibilità di approfondire gli obiettivi didattici della stagione e la relativa pianificazione. Forse si dà per scontato che non possano interessare oppure che il genitore con possa comprenderli. A mio avviso è sbagliato l’approccio perché le Società di calcio non si rendono conto di essere una società di servizio e di avere davanti i propri clienti.

 

Genitore, se hai la possibilità di incontrare l’allenatore di tuo figlio, ponigli queste 3 domande; dalle risposte potrai sapere se tuo figlio correrà rischi di infortunio durante la stagione. Fare una stima della percentuale di rischio è sempre difficile ma in alcune circostanza, come ti spiegherò, l’infortunio è quasi certo.

Le motivazioni e gli obiettivi personali dell’allenatore incidono sull’esperienza sportiva di tuo figlio

Domanda 1:Perché allena questa categoria di bambini/ragazzi e non gli adulti?” Come ho già avuto modo di spiegare in un precedente articolo, tutti gli allenatori hanno caratteristiche, attitudini e obiettivi personali che gli fanno scegliere tra allenare, e quindi studiare, nel settore giovanile oppure le prime squadre. Sono due attività molto diverse; certamente alcuni possono essere bravi in tutte le categorie ma l’allenatore deve fare una scelta e “mentalizzarsi” per uno dei due.  Se la risposta è “Ho sempre allenato i grandi, quest’anno non trovo una squadra ma piuttosto che stare fermo alleno i bambini di 10 anni” capite che c’è poco da stare allegri. Altre risposte negative possono essere: “Io voglio allenare gli adulti, come faccio da anni, ma il Presidente mi ha chiesto, solo per questa stagione, di allenare questa categoria di giovani.” Oppure “Ho già vinto un campionato con in grandi, ora voglio vincere anche con i bambini per dimostrare il mio valore.” I bambini/ragazzi, per un allenatore che risponde in questo modo, non sono il materiale umano da trattare con cura per crescita armoniosa e globale ma diventano uno strumento da sfruttare per raggiungere i propri obiettivi o il passatempo di qualche mese. Conoscere la mission che la società ha dato all’allenatore ed i suoi obiettivi personali è fondamentale per non rischiare di lasciare tuo figlio nelle mani sbagliate.

 

Quale rischio corre tuo figlio? Se l’allenatore instaura con i bambini un rapporto come se avesse di fronte dei grandi in miniatura invece di riprogrammarsi completamente e ridefinire le attività sul campo, l’esperienza di tuo figlio sarà poco piacevole, i carichi di lavoro saranno eccessivi e gli infortuni garantiti. Per essere più chiaro, pensiamo all’insegnamento scolastico e universitario; il maestro della scuola materna o della primaria deve avere caratteristiche e applicare una metodologia diversa dal professore del liceo o dell’università.

Se invece la risposta alla vostra domanda è “Ho sempre voluto allenare il settore giovanile ed i bambini più piccoli in particolare, mi piace questa categoria e non ho ambizioni di vincere campionati con in grandi”, è ragionevole attendersi un allenatore preparato, quanto meno è abituato ad insegnare ai più giovani.

Prima gli obiettivi o prima i programmi? Un po’ di logica ……

Domanda 2:Mister, quali obiettivi ha il programma che intende svolgere quest’anno per la categoria di mio figlio/a?” Sento già la vostra obiezione: “Non sono un allenatore, come posso giudicare?” Vero, infatti non ti chiedo di analizzare il programma dell’allenatore di tuo figlio. Tu devi sapere se lui ha chiari gli obiettivi stagionali. Vado subito al punto, ci sono allenatori che svolgono un programma solo perché lo hanno scaricato da internet oppure lo hanno letto su di un libro o appreso durante uno stage. Questo tipo di allenatore non lega il programma agli obiettivi reali ma alla categoria. In realtà il programma stagionale deve essere funzionale agli obiettivi specifici della categoria e del livello INIZIALE della squadra, non il contrario. Prima si parte dalla conoscenza del materiale umano, poi si definiscono gli obiettivi raggiungibili ed infine si sviluppa il programma. Capisci che l’approccio è diverso? In un prossimo articolo entrerò più nel dettaglio e ti fornirò i consigli per analizzare meglio l’allenatore sul campo. Per ora voglio che ti sia chiaro questo concetto: prima si definiscono gli obiettivi e poi il programma. Devono esserci entrambi e tu devi chiederli all’allenatore.

 

Se la risposta è del tipo “Con questa categoria faccio sempre lo stesso programma di lavoro, …….” O “Seguo lo stesso programma di una società professionista, ho appreso questa metodologia ad un convegno, ….” Oppure “L’anno scorso ho sviluppato questo programma e siamo arrivati secondi, quest’anno lo ripropongo esattamente uguale me spero di arrivare primo, …. “ In tutti questi casi siamo di fronte ad un allenatore che replica di anno in anno indipendentemente dal livello dei bambini/ragazzi che compongono la squadra. Basa il proprio lavoro sulla categoria o sull’età. E’

 

ovvio che un allenatore con esperienza non riscrive il programma ogni anno se deve allenare ancora bambini della stessa età. Per esempio, se l’anno scorso avessi allenato il primo anno delle categoria esordienti e quest’anno in altra società allenassi ancora la stessa categoria, non riscriverei ex-novo il programma. Ovvio, ma voglio far presente due aspetti. Primo: il programma deve essere legato agli obiettivi specifici ovvero i carichi di lavoro e gli esercizi proposti servono per portare la performance dell’allievo dal punto A al punto B. Secondo aspetto, l’allenatore deve conoscere il punto di partenza della sua squadra e successivamente adattare gli obiettivi ed il programma.

Ecco perché svolgere sempre lo stesso programma solo perché si ha la stessa categoria è un approccio logicamente sbagliato. In tal caso i rischi che corre tuo figlio sono ancora quelli di carichi di lavoro sbagliati ed infortuni.

Una risposta più rassicurante da parte dell’allenatore potrebbe essere: “Ho degli obiettivi ed un programma di massima, ma solo dopo i test che svolgo sempre ad inizio stagione, potrò definire gli obiettivi nel dettaglio ed il programma per raggiungerli”. Capisci ora la differenza rispetto alle risposte precedenti? L’approccio corretto è questo: prima verifico il materiale umano, poi decido gli obiettivi ed il programma per raggiungerli. Sull’argomento obiettivi e programma parlerò ancora in un prossimo articolo.

L’importanza delle fasi sensibili. Sai cosa sono?

Domanda 3:Nel programma stagionale rispetta le fasi sensibili dello sviluppo dei bambini/ragazzi?” Anche in questo caso il genitore non deve conoscere le fasi nel dettaglio, è sufficiente conoscere il concetto. Fisiologi e studiosi di metodologie di allenamento hanno verificato che esistono momenti (fasi) durante lo sviluppo tra i 6 ed i 15 anni in cui sono è meglio allenare alcune capacità rispetto ad altre. E’ meglio allenare una certa caratteristica in un dato momento, detto “periodo d’oro”, per avere i risultati migliori. Con un esempio capirete subito. In base agli studi di Martin, è preferibile allenare la capacità di equilibrio tra i 9 ed i 13 anni, meglio ancora tra i 10 ed i 12 anni. Ciò significa che i miglioramenti, a seguito dello stimolo dell’allenamento, sono maggiori in questo periodo. Se si allena questa caratteristica prima o dopo tale periodo evolutivo si avranno effetti minori e nel peggiore dei casi l’allenamento non servirà a nulla e si perderà solo tempo.

Spiegato il concetto ipotizziamo alcune risposte dell’allenatore: Non conosco a fondo le fasi sensibili ma ne ho sentito parlare, …..” oppure “Non le applico perché sono cose da professionisti, noi siamo dilettanti, …..” o “Conosco le fasi sensibili ma preferisco fare un po’ di tutto, …….. “. Sono tutte preoccupanti; consideriamo solo l’ultima. Il concetto “fare un po’ di tutto” non è sempre sbagliato ma deve essere sviluppato in modo corretto e nel caso delle fasi sensibili direi che è proprio sbagliato.

Non seguire le fasi sensibili vuol dire rischiare infortuni sicuri; è ovvio che se si impostano allenamenti per la resistenza con bambini di 7 anni l’infortunio è assicurato. Sono errori che un allenatore non dovrebbe commettere MAI. Sono certo che tutti gli allenatori formati dai corsi del CONI e della FIGC conoscono il principio delle fasi sensibili, bisogna assicurarsi che ne tengano

 

conto durante la seduta di allenamento. La Società dovrebbe garantire, con la figura del Direttore Tecnico e del Responsabile della Scuola Calcio, il rispetto di questo principio.

Una risposta rassicurante potrebbe essere di questo tipo:  ”Il programma stagionale è vario e bilanciato tenendo in considerazione le fasi sensibili dei bambini/ragazzi.” In questo caso l’allenatore giustamente fa di tutto un po’ ma nel rispetto delle fasi sensibili.

Genitori, fate attenzione, se avete deciso di consultare una tabella delle fasi sensibili non fissatevi sull’età o sul singolo allenamento; le tabelle sono indicative, un anno in più o in meno non cambia nulla; i bambini della stessa età non sono tutti alti uguali e dello stesso peso, quindi non fissatevi sulle colonne degli anni ma osservate e cercate di capire se l’allenatore vuole proporre esercizi adeguati e con carichi corretti. Anche di questo ne riparleremo.

Se sei anche tu un genitore interessato agli argomenti trattati, al benessere di tuo figlio e non vuoi sbagliare la scelta della società prossima società, seguici sul portale www.calciosicuro.com . La salute ed il benessere di tuo figlio è troppo importante per essere lasciati al caso. Fai una scelta consapevole e lasciami la tua mail, riceverai subito il freebie xxxxxx.

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Articolo 2

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Traduzione del 1914 di H. Rackham

“But I must explain to you how all this mistaken idea of denouncing pleasure and praising pain was born and I will give you a complete account of the system, and expound the actual teachings of the great explorer of the truth, the master-builder of human happiness. No one rejects, dislikes, or avoids pleasure itself, because it is pleasure, but because those who do not know how to pursue pleasure rationally encounter consequences that are extremely painful. Nor again is there anyone who loves or pursues or desires to obtain pain of itself, because it is pain, but because occasionally circumstances occur in which toil and pain can procure him some great pleasure. To take a trivial example, which of us ever undertakes laborious physical exercise, except to obtain some advantage from it? But who has any right to find fault with a man who chooses to enjoy a pleasure that has no annoying consequences, or one who avoids a pain that produces no resultant pleasure?”

La sezione 1.10.33 del “de Finibus Bonorum et Malorum”, scritto da Cicerone nel 45 AC

“At vero eos et accusamus et iusto odio dignissimos ducimus qui blanditiis praesentium voluptatum deleniti atque corrupti quos dolores et quas molestias excepturi sint occaecati cupiditate non provident, similique sunt in culpa qui officia deserunt mollitia animi, id est laborum et dolorum fuga. Et harum quidem rerum facilis est et expedita distinctio. Nam libero tempore, cum soluta nobis est eligendi optio cumque nihil impedit quo minus id quod maxime placeat facere possimus, omnis voluptas assumenda est, omnis dolor repellendus. Temporibus autem quibusdam et aut officiis debitis aut rerum necessitatibus saepe eveniet ut et voluptates repudiandae sint et molestiae non recusandae. Itaque earum rerum hic tenetur a sapiente delectus, ut aut reiciendis voluptatibus maiores alias consequatur aut perferendis doloribus asperiores repellat.”

Traduzione del 1914 di H. Rackham

“On the other hand, we denounce with righteous indignation and dislike men who are so beguiled and demoralized by the charms of pleasure of the moment, so blinded by desire, that they cannot foresee the pain and trouble that are bound to ensue; and equal blame belongs to those who fail in their duty through weakness of will, which is the same as saying through shrinking from toil and pain. These cases are perfectly simple and easy to distinguish. In a free hour, when our power of choice is untrammelled and when nothing prevents our being able to do what we like best, every pleasure is to be welcomed and every pain avoided. But in certain circumstances and owing to the claims of duty or the obligations of business it will frequently occur that pleasures have to be repudiated and annoyances accepted. The wise man therefore always holds in these matters to this principle of selection: he rejects pleasures to secure other greater pleasures, or else he endures pains to avoid worse pains.”