Le 3 domande da fare all’allenatore di tuo figlio.

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ATTENZIONE! Se non hai fatto queste 3 domande all’allenatore di tuo figlio, hai il 35 % di probabilità in più che si verifichi un infortunio.


Per un bambino che inizia a giocare a calcio l’allenatore diventa un punto di riferimento, una persona da ascoltare, seguire e imitare. E’ sicuramente un ruolo delicato che deve essere svolto con senso di responsabilità perché condiziona nel bene e nel male aspetti della crescita di un individuo, bambino o adolescente che sia. Gli infortuni nel calcio sono all’ordine del giorno perché il tipo di gioco ha rischi inevitabili; si devono però evitare assolutamente gli infortuni causati da allenamenti sbagliati : movimenti pericolosi, eccessive ripetizioni, eccessivo impegno. Per questo motivo è importante conoscere l’allenatore e comprendere le motivazioni e gli obiettivi personali. Semplici domande possono rivelare che tipo di rischi può correre tuo figlio.

 

Ancora oggi, a distanza di molti anni, ricordo tutti gli allenatori che ho avuto da quando ho iniziato a giocare all’età di 10 anni fino alla fine della mia carriera ufficiale. Si possono dimenticare alcuni compagni di squadra, ma l’allenatore no.

Fatta questa doverosa premessa per un ruolo delicato, per il quale personalmente nutro rispetto  e riconoscenza, devo dire che non sempre gli allenatori di settore giovanile svolgono il loro compito in modo impeccabile. L’ideale, per un genitore, sarebbe poter conoscere, prima dell’iscrizione, la persona alla quale affiderà il proprio figlio. Di solito le Società organizzano un incontro ad inizio stagione per presentare gli allenatori ed i dirigenti delle varie squadre; ma è una presentazione giusto per apprendere i dati anagrafici dell’allenatore, non si dà la possibilità di approfondire gli obiettivi didattici della stagione e la relativa pianificazione. Forse si dà per scontato che non possano interessare oppure che il genitore con possa comprenderli. A mio avviso è sbagliato l’approccio perché le Società di calcio non si rendono conto di essere una società di servizio e di avere davanti i propri clienti.

 

Genitore, se hai la possibilità di incontrare l’allenatore di tuo figlio, ponigli queste 3 domande; dalle risposte potrai sapere se tuo figlio correrà rischi di infortunio durante la stagione. Fare una stima della percentuale di rischio è sempre difficile ma in alcune circostanza, come ti spiegherò, l’infortunio è quasi certo.

Le motivazioni e gli obiettivi personali dell’allenatore incidono sull’esperienza sportiva di tuo figlio

Domanda 1:Perché allena questa categoria di bambini/ragazzi e non gli adulti?” Come ho già avuto modo di spiegare in un precedente articolo, tutti gli allenatori hanno caratteristiche, attitudini e obiettivi personali che gli fanno scegliere tra allenare, e quindi studiare, nel settore giovanile oppure le prime squadre. Sono due attività molto diverse; certamente alcuni possono essere bravi in tutte le categorie ma l’allenatore deve fare una scelta e “mentalizzarsi” per uno dei due.  Se la risposta è “Ho sempre allenato i grandi, quest’anno non trovo una squadra ma piuttosto che stare fermo alleno i bambini di 10 anni” capite che c’è poco da stare allegri. Altre risposte negative possono essere: “Io voglio allenare gli adulti, come faccio da anni, ma il Presidente mi ha chiesto, solo per questa stagione, di allenare questa categoria di giovani.” Oppure “Ho già vinto un campionato con in grandi, ora voglio vincere anche con i bambini per dimostrare il mio valore.” I bambini/ragazzi, per un allenatore che risponde in questo modo, non sono il materiale umano da trattare con cura per crescita armoniosa e globale ma diventano uno strumento da sfruttare per raggiungere i propri obiettivi o il passatempo di qualche mese. Conoscere la mission che la società ha dato all’allenatore ed i suoi obiettivi personali è fondamentale per non rischiare di lasciare tuo figlio nelle mani sbagliate.

 

Quale rischio corre tuo figlio? Se l’allenatore instaura con i bambini un rapporto come se avesse di fronte dei grandi in miniatura invece di riprogrammarsi completamente e ridefinire le attività sul campo, l’esperienza di tuo figlio sarà poco piacevole, i carichi di lavoro saranno eccessivi e gli infortuni garantiti. Per essere più chiaro, pensiamo all’insegnamento scolastico e universitario; il maestro della scuola materna o della primaria deve avere caratteristiche e applicare una metodologia diversa dal professore del liceo o dell’università.

Se invece la risposta alla vostra domanda è “Ho sempre voluto allenare il settore giovanile ed i bambini più piccoli in particolare, mi piace questa categoria e non ho ambizioni di vincere campionati con in grandi”, è ragionevole attendersi un allenatore preparato, quanto meno è abituato ad insegnare ai più giovani.

Prima gli obiettivi o prima i programmi? Un po’ di logica ……

Domanda 2:Mister, quali obiettivi ha il programma che intende svolgere quest’anno per la categoria di mio figlio/a?” Sento già la vostra obiezione: “Non sono un allenatore, come posso giudicare?” Vero, infatti non ti chiedo di analizzare il programma dell’allenatore di tuo figlio. Tu devi sapere se lui ha chiari gli obiettivi stagionali. Vado subito al punto, ci sono allenatori che svolgono un programma solo perché lo hanno scaricato da internet oppure lo hanno letto su di un libro o appreso durante uno stage. Questo tipo di allenatore non lega il programma agli obiettivi reali ma alla categoria. In realtà il programma stagionale deve essere funzionale agli obiettivi specifici della categoria e del livello INIZIALE della squadra, non il contrario. Prima si parte dalla conoscenza del materiale umano, poi si definiscono gli obiettivi raggiungibili ed infine si sviluppa il programma. Capisci che l’approccio è diverso? In un prossimo articolo entrerò più nel dettaglio e ti fornirò i consigli per analizzare meglio l’allenatore sul campo. Per ora voglio che ti sia chiaro questo concetto: prima si definiscono gli obiettivi e poi il programma. Devono esserci entrambi e tu devi chiederli all’allenatore.

 

Se la risposta è del tipo “Con questa categoria faccio sempre lo stesso programma di lavoro, …….” O “Seguo lo stesso programma di una società professionista, ho appreso questa metodologia ad un convegno, ….” Oppure “L’anno scorso ho sviluppato questo programma e siamo arrivati secondi, quest’anno lo ripropongo esattamente uguale me spero di arrivare primo, …. “ In tutti questi casi siamo di fronte ad un allenatore che replica di anno in anno indipendentemente dal livello dei bambini/ragazzi che compongono la squadra. Basa il proprio lavoro sulla categoria o sull’età. E’

 

ovvio che un allenatore con esperienza non riscrive il programma ogni anno se deve allenare ancora bambini della stessa età. Per esempio, se l’anno scorso avessi allenato il primo anno delle categoria esordienti e quest’anno in altra società allenassi ancora la stessa categoria, non riscriverei ex-novo il programma. Ovvio, ma voglio far presente due aspetti. Primo: il programma deve essere legato agli obiettivi specifici ovvero i carichi di lavoro e gli esercizi proposti servono per portare la performance dell’allievo dal punto A al punto B. Secondo aspetto, l’allenatore deve conoscere il punto di partenza della sua squadra e successivamente adattare gli obiettivi ed il programma.

Ecco perché svolgere sempre lo stesso programma solo perché si ha la stessa categoria è un approccio logicamente sbagliato. In tal caso i rischi che corre tuo figlio sono ancora quelli di carichi di lavoro sbagliati ed infortuni.

Una risposta più rassicurante da parte dell’allenatore potrebbe essere: “Ho degli obiettivi ed un programma di massima, ma solo dopo i test che svolgo sempre ad inizio stagione, potrò definire gli obiettivi nel dettaglio ed il programma per raggiungerli”. Capisci ora la differenza rispetto alle risposte precedenti? L’approccio corretto è questo: prima verifico il materiale umano, poi decido gli obiettivi ed il programma per raggiungerli. Sull’argomento obiettivi e programma parlerò ancora in un prossimo articolo.

L’importanza delle fasi sensibili. Sai cosa sono?

Domanda 3:Nel programma stagionale rispetta le fasi sensibili dello sviluppo dei bambini/ragazzi?” Anche in questo caso il genitore non deve conoscere le fasi nel dettaglio, è sufficiente conoscere il concetto. Fisiologi e studiosi di metodologie di allenamento hanno verificato che esistono momenti (fasi) durante lo sviluppo tra i 6 ed i 15 anni in cui sono è meglio allenare alcune capacità rispetto ad altre. E’ meglio allenare una certa caratteristica in un dato momento, detto “periodo d’oro”, per avere i risultati migliori. Con un esempio capirete subito. In base agli studi di Martin, è preferibile allenare la capacità di equilibrio tra i 9 ed i 13 anni, meglio ancora tra i 10 ed i 12 anni. Ciò significa che i miglioramenti, a seguito dello stimolo dell’allenamento, sono maggiori in questo periodo. Se si allena questa caratteristica prima o dopo tale periodo evolutivo si avranno effetti minori e nel peggiore dei casi l’allenamento non servirà a nulla e si perderà solo tempo.

Spiegato il concetto ipotizziamo alcune risposte dell’allenatore: Non conosco a fondo le fasi sensibili ma ne ho sentito parlare, …..” oppure “Non le applico perché sono cose da professionisti, noi siamo dilettanti, …..” o “Conosco le fasi sensibili ma preferisco fare un po’ di tutto, …….. “. Sono tutte preoccupanti; consideriamo solo l’ultima. Il concetto “fare un po’ di tutto” non è sempre sbagliato ma deve essere sviluppato in modo corretto e nel caso delle fasi sensibili direi che è proprio sbagliato.

Non seguire le fasi sensibili vuol dire rischiare infortuni sicuri; è ovvio che se si impostano allenamenti per la resistenza con bambini di 7 anni l’infortunio è assicurato. Sono errori che un allenatore non dovrebbe commettere MAI. Sono certo che tutti gli allenatori formati dai corsi del CONI e della FIGC conoscono il principio delle fasi sensibili, bisogna assicurarsi che ne tengano

 

conto durante la seduta di allenamento. La Società dovrebbe garantire, con la figura del Direttore Tecnico e del Responsabile della Scuola Calcio, il rispetto di questo principio.

Una risposta rassicurante potrebbe essere di questo tipo:  ”Il programma stagionale è vario e bilanciato tenendo in considerazione le fasi sensibili dei bambini/ragazzi.” In questo caso l’allenatore giustamente fa di tutto un po’ ma nel rispetto delle fasi sensibili.

Genitori, fate attenzione, se avete deciso di consultare una tabella delle fasi sensibili non fissatevi sull’età o sul singolo allenamento; le tabelle sono indicative, un anno in più o in meno non cambia nulla; i bambini della stessa età non sono tutti alti uguali e dello stesso peso, quindi non fissatevi sulle colonne degli anni ma osservate e cercate di capire se l’allenatore vuole proporre esercizi adeguati e con carichi corretti. Anche di questo ne riparleremo.

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